Veda

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VEDA
Si deve fermare la mente nel cuore fino a quando non sia resa al silenzio: questa condizione costituisce la vera conoscenza e la liberazione, tutto il resto non rappresenta altro che letteratura verbosa.” Brahmabindù Upanishad, 5

Le origini della tradizione vedica, da cui origina l’Ayurveda, si pensa siano da porsi in relazione con l’emigrazione, avvenuta nel subcontinente indiano, di un popolo di lingua indoeuropea, proveniente dal nord-ovest, che si stabili’ nella valle dell’Indo intorno al duemila a.C. Le scritture indiane li chiamano “Ariani”, un nome che viene tradotto come “itineranti” o “girovaghi”. Gli Ariani vedici portano con sé concetti religiosi, riti, una pozione che ampliava la Conoscenza (soma) e una serie di divinità naturalistiche. Alcune di queste divinità sembrano corrispondere ad altre delle tradizioni greche, romane e persiane. La religione che gli Ariani svilupparono tra il duemila e il millecinquecento a.C, è descritta in una raccolta di inni e canti chiamata Veda, che letteralmente significa “Conoscenza”.

I testi che formano i Veda sono quatto: il Rigveda (Veda degli Inni), Yajurveda (Veda delle formule sacrificali), Samaveda (Veda dei canti), e Atharvaveda (Veda degli Atharvan). Parlano di filosofia, arte, cultura, politica, medicina, religione, magia, canto, poesia, e delle leggi della natura. L’Ayurveda viene considerato parte dell’Atharva-Veda, anche se troviamo descrizioni di piante medicinali e dei loro usi nella cura di alcune malattie anche negli altri tre Veda. Nell’Atharva-Veda sono contenute numerose notizie ed indicazioni anatomiche e fisiologiche, teorie sullo sviluppo delle malattie e sulle cure e i rimedi erboristici.

Nel periodo post-vedico le conoscenze curative vennero sistematizzate ed organizzate sotto forma di trattati chiamati Samhita. Storicamente parlando in questo periodo avvengono grandi cambiamenti, grazie all’influenza del Buddismo e di altre correnti filosofiche ed ascetiche, si passa con un vero e proprio salto da quello che era un sistema medico di tipo magico/rituale a quello che è un sistema medico vero e proprio, di tipo empirico razionale; empirico poiché si basa sull’osservazione e razionale poiché ricerca la logica all’interno dei fenomeni terreni come nell’organismo umano.

Da tutte queste conoscenze emergono i grandi testi della Medicina Ayurvedica, ve ne sono diversi ma i più antichi sono la Caraka Samhita (1000 a.C) ossia la compilazione (raccolta, collezione) di Caraka e la Susruta Samhita (600 a.C.). Sono grandi testi medici che esprimono una conoscenza ed un sapere non solo medico ma di natura più elevata culturale, sociale e spirituale, sono considerati grandi testi di conoscenza. Caraka tratta principalmente della teoria e filosofia della medicina e delle terapie generali.

Sushruta è stato uno dei piu’ grandi chirurghi nell’antica India. Individua 107 punti Marma (punti energetici del corpo) e descrive 101 strumenti chirurgici.

Vi è poi un terzo autore che completa la “grande triade” dei classici ayurvedici è Vagbhata, (significa “il Signore della parola”) sembra essere stato un bramino poi diventato buddista, nacque al nord e scese verso il sud dove poi rimase. A lui sono attribuiti l’Ashtangahridaya (Cuore delle otto membra “della medicina”) e l’Ashtangasamgraha (Compendio al Cuore delle otto membra “della medicina”) composti presumibilmente verso il 600 d.C.; queste due opere hanno la stessa struttura e molte parti in comune, ma la prima è molto più breve della seconda.