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APPROCCIO AYURVEDICO A CEFALEA ED EMICRANIA
emicrania

Author: Dott. S. Gargano

Dal medico lamentiamo genericamente un Mal di testa, riferendo magari anche di sintomi associati come nausea, vertigini, fotofobia, ma dovremmo invece parlare di “Cefalee primarie” che rappresentano circa il 90% delle forme di cefalea lamentate dalla popolazione in età lavorativa e una quota rilevante del carico complessivo di patologie nei Paesi a maggior sviluppo socio-economico.

Le cefalee primarie comportano, inoltre, una rilevante perdita economica a causa della riduzione delle giornate lavorative e un apprezzabile calo della produttività per non parlare dei rischi connessi ad incidenti o infortuni. Dolore localizzato a livello del cranio provocato dalla stimolazione di strutture intracraniche sensibili al dolore innervate soprattutto dal nervo trigemino e secondariamente dal nervo glossofaringeo.

IHS-INTERNATIONAL HEADACHE SOCIETY è l’organismo scientifico internazionale di riferimento per la classificazione, l’inquadramento diagnostico e le linee guida terapeutiche dei disturbi.

Sono riconosciuti tre grandi gruppi: CEFALEE PRIMARIE (essenziali o idiopatiche). Non si riconosce una causa organica o funzionale e quindi rappresentano da sole la patologia CEFALEE SECONDARIE. La cefalea è sintomo di un’altra patologiasottostante di varia natura NEUROPATIA CRANICA DOLENTE ED ALTRI DOLORI FACCIALI All’interno del gruppo delle CEFALEE PRIMARIE sono comprese: emicrania, cefalea di tipo tensivo, cefalee autonomiche trigeminali, altre cefalee primarie. Con EMICRANIA si definisce un:“Disordine neurologico episodico, spesso familiare, caratterizzato da attacchi ricorrenti di cefalea, ampiamente variabili in termini di frequenza, durata ed intensità”.

Esistono diverse sottoclassificazioni : Emicrania senza Aura, Emicrania con Aura (inclusa l’emicrania retinica), Emicrania Cronica, Emicrania complicata, Emicrania probabile, Sindromi episodiche che possano essere associate ad emicrania. Appare evidente la complessità dell’inquadramento clinico e conseguentemente del percorso terapeutico corretto. Soprattutto per l’impatto che ha nella vita quotidiana delle persone. Uno studio del 2014 ha illustrato come in Europa ne soffra il 5-6% degli uomini e ben il 18-20% delle donne, con un’età compresa tra i 25 e i 55 anni. L’Emicrania per OMS al 19° posto patologie disabilitanti .

Determina delle assenze dal lavoro nel 7-15% della popolazione in Europa. Il costo economico globale in Europa per Emicrania è di circa 27 Miliardi di Euro/anno, con un spesa pro-capite di circa 420 Euro/anno. In Italia, secondo i dati del 2014, la prevalenza dell’11,38%. Le forme ricorrenti e muscolo-tensive possiedono l’impatto più elevato (8,45%). Le donne presentano quasi il doppio dei casi rispetto agli uomini in tutte le forme di cefalea. Meno evidenti sono le differenze di prevalenza tra donne e uomini per quanto concerne le nevralgie. La prevalenza della malattia varia col variare dell’età, vedendo i 25-54enni con valori proporzionali superiori al 13%. Le forme ricorrenti e muscolo-tensive sono di maggior rilievo. Sopra i 65 anni la prevalenza della malattia scende per tutte le sue forme.

I numeri sono impressionanti soprattutto se si considera la difficoltà dell’inquadramento diagnostico. Infatti vanno tenuti in considerazione numerosi fattori. Eterogeneità dell’espressione clinica, (sintomatologia, sensibilità ai fattori scatenanti, risposta al trattamento). Complessa interazione tra fattori individuali (familiarità positiva 60-70% dei casi), variabili di tipo ambientale (clima, altitudine…),variabili comportamentali (abitudini di vita, sonno…), alimentazione (cibi ricchi di tiramina…). Comorbidità (presenza di altre patologie).

La varietà dei quadri clinici è da ascrivere soprattutto alla complessità del sistema anatomo-fisiologico su cui si inseriscono. E’possibile considerare il sistema nervoso e le strutture con cui intergisce come un Hardware su cui agisce un Software. L’Hardware comprende il Sistema Nervoso Centrale (SNC) e Periferico (SNP), i distretti muscolari (Miotomi), ossei(Sclerotomi), cutanei (Dermatomeri) e gli organi interni (Viscerotomi) che in un complesso sistema di scambio di informazioni svolgono le attività. Dal SNC sono inviati gli impulsi motori secondo uno schema di attivazione preciso. Attraverso il SNP gli ordini giungono alle varie strutture che dopo l’elaborazione e lo svolgimento dell’attività reinviano dei segnali al SNC, come “riepilogo operativo”. (Fig.1)

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Affinchè i segnali vengano “interpretati” correttamente, è necessario che ci sia un “programma” specifico per ogni tessuto. Esiste quindi, più che un tessuto bersaglio, un segmento anatomico facilitato per determinati segnali e funzioni. (Fig.2)


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Fino a quando esiste ordine ed equilibrio tra i segnali di entrata/uscita, i segmenti facilitati ed midollo spinale (che esegue l’attività di integrazione e “smistamento” dei flussi informativi), non compaiono grossi problemi. Se compaiono malfunzionamenti transitori o permanenti ad una struttura (ad esempio un organo), esso trametterà segnali alterati a tutto il sistema. Questo sarà “globalmente” coinvolto. Di conseguenza a livello di ogni segmento facilitato si avranno delle manifestazioni cliniche specifiche per ognuno di esso. (Fig.3)


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I trigger points, o punti grilletto, sono aree specifiche presenti a livello muscolare e fasciale (miofasciale). Sono un’area fortemente irritata all’interno di una stria nel contesto miofasciale. Sono dolorosi al tatto e possono causare un dolore riferito “punto specifico” cutaneo, su altri muscoli o reazioni vegetative. Possono persistere asintomatici in modo latente se il contesto miofasciale e’ compensato. Hanno la caratteristica di potersi riattivare per una disfunzione di un altro segmento e spesso sono infatti associati ad organi interni. (Fig.4)
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SECONDA PARTE



In Medicina Ayurvedica si identificano i seguenti quadri clinici: Cefalea Frontale, Cefalea Occipitale, Cefalea Oftalmica, Cefalea dei Seni, Cefalea Temporale, Emicrania. Il meccanismo di insorgenza coinvolge tutti i Dosha. In particolare Pitta (fenomeni di vasodilatazione acuta con dolore accessuale e pulsante) e Vata (dolore persistente e diffuso) saranno maggiormente coinvolti. Kapha mostrerà uno squilibrio tardivo, con i classici fenomeni di reazione intorno ai vasi (gonfiore) e sintomatici post-acuti (sensazione di pesantezza, sonnolenza, rallentamento ideomotorio). (Fig.5) Figura 5


figura-5

Le strutture coinvolte secondo l’Ayurveda possono essere inserite nel modello interpretativo occidentale descritto in precedenza. La tabella seguente (Tabella 1) vuole essere una proposta di integrazione tra le due visioni, possibilmente utile a dirimere e non confondere, la definizione dei percorsi diagnostici


Le strutture coinvolte secondo l’Ayurveda
STRUTTURA ANATOMICA AYURVEDA STRUTTURA AYURVEDA FUNZIONE
SCLEROTOMO TESSUTO OSSEO ARTICOLAZIONE ASHTI DHATU KAPHA (SLESHAKA)
ANGIOTOMERO VASI RATKAVAHA SROTA PITTA (RANJAKA)
DERMATOMERO CUTE SWEDAVAHA SROTA
MEDA DHATU
PITTA (BRAJAKA)
MIOTOMO MUSCOLO-FASCE MAMSA DHATU
MAMSAVAHA SROTA
PITTA
KAPHA (AVALAMBAKA)
VISCEROTOMO APPARATI
ORGANI
SROTA
DHATU
VATA
PITTA
KAPHA
ENCEFALO
MIDOLLO SPINALE
NERVI
SNC
SNP SOMATICO
SNP VISCERALE
MAJJA DHATU
MAJJAVAHA SROTA
VATA (VYANA)

Il trattamento Ayurvedico, come in qualunque altro disturbo, non è sintomatico ma causale. Tiene in considerazione primariamente la costituzione individuale (prakriti) e lo squilibrio del momento (vikriti). In Ayurveda il trattamento si basa su tre pilastri: Ahara (alimentazione) Vihara (abitudini di vita) Aushadi (fitoterapia e terapie fisiche). L’approccio al disturbo va sempre eseguito in modo integrato tra queste aree si azione, mettendo sempre al centro la persona come soggetto attivo al processo di guarigione. (Fig. 6 – 7)


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Nel trattamento della cefalea e dell’emicrania, importante è Vihara, le abitudini di vita. La regolarità alimentare, l’igiene del sonno, l’esercizio fisico abbiamo una significativa componente protettiva sul numero ed intensità degli attacchi. Al contrario un eccesso di fatica fisica e lo stress sono fattori che predispongono a nuove crisi. In particolare Nidracharya (Igiene del sonno) definisce regole precise su stile di vita (orari, esercizio fisico), qualità dell’ambiente di sonno (luce, rumore, …) e abitudini alimentari prima di andare a dormire. Yoga e meditazione hanno inoltre un effetto positivo sul trattamento preventivo delle cefalee e numerosi lavori scientifici, sviluppati e pubblicati da gruppi di studio in occidente, ne hanno confermato i benefici. La fitoterapia ayurvedica è studiata in modo strutturale già da molti anni e sono state eseguite numerose ricerche sull’efficacia di erbe monocomponenti. Una tecnica assai diffusa nel trattamento delle crisi acute cefalgiche ed emicraniche è il Nasya. Si tratta di un’efficace tecnica di somministrazione per via nasale di sostanze medicate. In particolare l’Acalypha Indica si è dimostrata utile nel trattamento dell’emicrania con una somministrazione a cicli, con 3 gocce per narice quotidiana per una settimana. Il massaggio con oli medicati, sia solo manuale che con l’utilizzo di strumenti per applicare le sostanze, sono molto efficaci. Con la terapia manuale è possibile somministrare per via cutanea oli terapeutici specifici e agire sui marma. I marma sono aree si dimensioni variabili, situate sulla cute in zone abbastanza precise. Si definiscono come zone di passaggio tra un dhatu (tessuto) ed un altro. Sono per tradizione 107, ma è chiaro che partendo dalla definizione è immaginabile la presenza di numerosissimi marma nel nostro corpo. Possono essere considerati come delle aperte sul nostro metabolismo, attraverso cui è possibile osservare se i processi fisiologici sono corretti ed agire su di essi nel caso ci siano degli squilibri. I marma utilizzati nei vari tipi di cefalee sono quelli illustrati nelle figure seguenti. Su di essi si agisce con tecniche manuali ed oli specifici.


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Le terapie fisiche più usate sono quelle che permettono l’applicazione ed il mantenimento prolungato degli oli e delle sostanza sulle aree specifiche di trattamento: Sirodhara, sirobasti, siropichu, swedana.


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Il ruolo della volontà nell’armonizzazione della nostra personalità
Skin Care Home Remedies

Author: Daniela Scuderi

“In verità si dice anche che l’uomo è fatto di desiderio: ma quale è il desiderio tale è la volontà, quale è la volontà tale è l’azione, quale è l’azione tale il risultato che ne consegue”. Brihadaranyaka Upanishad IV.4.5

Lo scopo di questo articolo è porre attenzione sullo strestto legame esistente tra la volontà e il sè: attraverso la volontà, infatti, il sé agisce sulle funzioni psichiche, le governa e le orienta. Il processo inconscio non possiede una propria volontà, è piuttosto automatico; non possiamo vederlo in movimento con gli occhi né esaminarlo con la mente razionale, ma possiamo sperimentare che esiste una dinamica per la quale esso agisce spontaneamente rispondendo agli input che gli abbiamo fornito col pensiero cosciente, con o senza un deliberato atto volitivo. Il pensiero cosciente sceglie gli obiettivi, seleziona i dati, calcola, valuta e giunge a conclusioni e, generalmente senza saperlo, mette in moto il processo inconscio. Attraverso la volontà si può produrre un’immagine mentale dello scopo che si vuole raggiungere, e questa mette in moto nell’inconscio un’attività diretta a realizzare tale scopo, sebbene noi rimaniamo all’oscuro del modo in cui opera.

Il pensiero cosciente non è, perciò, l’esecutore materiale del risultato, ma colui che ne attiva i meccanismi. Dunque agire qui ed ora nel modo più eticamente corretto possibile (dharmya) permette poi al processo inconscio di raggiungere spontaneamente, senza eccessiva fatica, i migliori risultati. Ecco perché è importante occuparsi con fiducia del qui ed ora; perché gli obiettivi verranno conseguiti dal processo inconscio che avremo messo in moto. La volontà è ottimamente usata quando si limita a fornire l’impulso iniziale e lascia che l’elaborazione inconscia segua naturalmente e spontaneamente. Per avere pieno, soddisfacente e duraturo successo nell’utilizzo della volontà, dobbiamo dunque operare attraverso di essa, non direttamente applicata allo scopo finale, bensì alla gestione delle funzioni psichiche. Infatti, il miglior utilizzo della volontà lo si ottiene quando attraverso di essa si attivano e si dirigono tutte le forze del mondo psichico. Fede, disciplina, coraggio, interesse, ottimismo, tendere ad uno scopo evolutivo e costruttivo, tutto ciò rafforza la volontà e la vitalità. Futilità, pessimismo, frustrazione, rancore, risentimento, invidia, gelosia, paure, nostalgie, attivano dinamiche distruttive che riducono la forza di volontà e la vitalità e di conseguenza anche la prospettiva della vita. Con questo tipo di attitudine si accelera anche il processo dell’invecchiamento.

Cosa fare per sviluppare la determinazione?

La determinazione è uno stato mentale che può essere coltivato e sviluppato con la giusta predisposizione. Come tutti gli stati mentali, la determinazione scaturisce da fattori psicoemotivi e attitudinali ben precisi, tra questi:

1. Desiderio. In presenza di un desiderio intenso e ben definito è più facile sviluppare e mantenere la determinazione nel perseguire l’obiettivo che ci si è prefissi.

2. Definizione di scopo. Sapere ciò che si vuole è la prima cosa e, forse, la più importante, per sviluppare la determinazione. Una forte motivazione aiuta a superare difficoltà iniziali e imprevisti.

3. Fiducia in se stessi. II credere nella propria capacità di poter conseguire un risultato, incoraggia a seguire il piano con determinazione.

4. Definizione di programmi. Programmi organizzati, sebbene inizialmente non accurati e non ben centrati, incoraggiano la determinazione e rafforzano la perseveranza.

5. Conoscenza accurata. Sapere che i propri progetti sono saldamente fondati su di una conoscenza approfondita della realtà e su esperienze di natura evolutiva, favorisce la determinazione. La «presunzione», al contrario del «sapere», indebolisce la determinazione.

6. Cooperazione. L’empatia, la tolleranza, la comprensione e la cooperazione armonica tra i membri del gruppo rafforzano la determinazione di ciascun membro o componente di quest’ultimo.

7. Forza di volontà e progettualità. L’esercizio costante di coltivare la volontà e di concentrare i propri pensieri – in maniera proattiva – sulla definizione di un progetto, al fine di programmare l’ottenimento degli obiettivi che ci siamo prefissi, sviluppa la determinazione.

8. Abitudine. La determinazione è il diretto risultato della nostra impostazione mentale, di un’abitudine, ovvero di una deliberata impostazione all’azione adottata come criterio costante di comportamento consapevole. La nostra conformazione mentale si modifica a seconda delle azioni che compiamo e che, seppur inconsciamente, influenzano la struttura psichica con modelli comportamentali che vengono assorbiti e automaticamente riproposti secondo gli schemi adottati ed acquisiti.


Skin Care Home Remedies
Skin Care Home Remedies

Author: Dr. Vikram

Skin Care Home Remedies
Skin is the largest organ of a human body. And it is of utmost importance to take proper care of the skin to look beautiful and appealing. However, it is one of the most sensitive organs of the body. Therefore, it requires tremendous care and tenderness to treat this part of the body effectively. There are various cosmetics available in the market, which help to treat various situations. But, treating the skin with the home remedies naturally is the most effective one.

Here we shall discuss some of the wonderful skin care home remedies to treat the various complications like scars, pimples, acne, oily skin condition and many more effectively.

Wash Face with Clean Water
This is the primary skin care tip to be followed by every individual to have a glowing skin. However, water should be clean and devoid of any chemicals and toxic materials. This helps to remove all the dirt and dust particles, which get accumulated on the skin over a period of time. This is one of the best solutions to treat the condition of oily skin and prevents the formation of acne, scars and pimples as well.

Consume Green Leafy Vegetables
Consumption of green vegetables, steamed, blended or juiced helps in better metabolism of the food particles. This helps to maintain a clean complexion of the skin and remove the under eye dark circles properly.

Drink Green Tea Daily
Green tea contains anti-oxidants. Consumption of green tea regularly enhances the various metabolic activities properly. Green tea contains the catechins, which kills the bacteria and make the skin look glowing and healthy.

Honey and Cinnamon Paste
A paste is made using honey and cinnamon. Water should not be added since it kills the action of the honey. This is an effective home remedy to treat pimples and acnes away.

Lemon Juice
Lemon contains ascorbic acid and flavonoids, which have antibiotic and anti-oxidating properties. These anti-oxidants help in restricting the free radical generation, which makes it a wonderful remedy to treat pimples and other skin lesions and lighten the stretch marks on the skin. The Vitamin C or ascorbic acid also helps to lighten the color of the skin, thereby removing the dark spots and tan effectively.

Lime Juice
A tablespoon of groundnut oil mixed with the same quantity of lime juice and applied all over the face provides preventive measure against blackheads and pimples. However, it is advised not to get the face exposed to sun rays while the mixture is applied since the skin becomes highly sensitive to sun rays during that situation.

Sandal Wood
Rub the sandalwood on wooden base mixed with a little amount of rose water. This gives rise to a paste like substance. This, when applied on the acne scars for about a week can bring effective results. Also, sandalwood soaked in water for a few hours and then applying the water on the scars is also a wonderful remedy to remove the acne scars. Sandalwood has soothing and cooling effect on the skin to a huge extent.

Apple Cider Vinegar
Vinegar has antiseptic properties and also scraps off the dry cells from the skin surface. These properties of apple cider vinegar are highly useful home remedies to treat acne scars.

Extracts of Fenugreek
Fenugreek seeds applied in water and the water is boiled for a few minutes. The water is then applied to the acne scars help in reducing the intensity and frequency of the appearance of the scars on the facial surface.

Sugar
A tbsp of sugar added to a tsp of honey and a few drops of lemon juice heated in low flame to produce a smooth paste. Then, it needs to be applied on those facial parts, from where the hairs need to be removed. The sugar in the molten state imparts the sticky nature and honey and lemon provide soothing action to the skin and act as bleach as well.

Egg, Sugar and Cornflour Mixture
The white part of the egg mixed with a tbsp of sugar and half tbsp of corn flour mixed to form a paste is applied on the parts of the face with unwanted hair. The mixture forms a mask on the face. Once the mixture is dried, it needs to be pulled off firmly, which will remove the facial hairs off from the face. This is a highly effective home remedy for skin care.

Milk
The lactic acid in milk helps to get rid of darkened skin and tan effectively. Raw milk applied on the spots and left for overnight, then, washed in the morning with a little warm water is a wonderful home remedy. These are some of the effective home remedies of skin care. Apart from these, honey, yoghurt, almond oil, peels of potato, pulp of tomato are some of the other effective ones. Besides, all these, it is extremely important to keep away the basic reasons, which lead to the various skin related complications. Stress, over exhaustion, unbalanced food habit, overloaded lifestyle and insomnia, if controlled or prevented can provide a healthy, glowing and beautiful skin devoid of any unnecessary complications.

fonte articolo: http://www.planetayurveda.com/blog/

HOW AYURVEDA CAN HELP YOU LOSE WEIGHT
AYURVEDA CAN HELP YOU LOSE WEIGHT

Author: Dr. Vikram Chauhan

The weight loss is possible when a person is burning more calories than in-taking. No weight loss can be achieved when the burn and intake of the calories will be same. The daily exercise can be the best way to lose weight but due to the busy scheduling, health problems and lack of time, people are not able to maintain their excising schedules. The other alternatives than excising are welcomed by the class of busy generation to reduce weight.
To achieve the target of weight loss, various weight loss herbal remedies are present in Ayurveda, some of them are mentioned as below;

1. Use of herbs There are lots of herbs in Ayurveda, which are recommended for weight loss. These herbspossess various compounds which are helpful in reducing fat from the body. Here are the names of some herbs which causes weight loss; Vrikshamal (Garcinia cambogia) is known for managing the craving of food. It controls the accumulation of fats. Katuki (Picrorhiza kurroa) maintains digestion, which results in the good metabolism and reduces weight.

Blood circulation and purification is done by arjuna (Terminalia arjuna) which results in weight loss. Licorice (Gycyrrhiza glabra) is also known for the weight loss treatment. It reduces the abdominal fat because of the flavonoids present in it which prevents the oxidation of fatty acid. It also helps in reducing amount of triglyceride in the liver and blood.

The use of cinnamon (Cinnamomum zeylanicum) helps in reducing the weight and maintaining the sugar level in the blood. The root tubers of mustaka Cyperus rotundus is also well known remedy of weight loss.

It helps in fat burning by stimulating the process of thermogenesis. Nigella sativa is also a famous plant used for weight loss. It is commonly known as kalonji, and seeds are effective against the obesity. Another plant named kotahla (Salacia reticulate) stimulates the multiplication of adipose tissues, leads to the reduction of fat deposition, which in results reduces the weight.

Ginger (zingiber officinale) is also used for the weight reduction. It regulates the metabolism of cholesterol which results in less oxidation of fatty acids. It also inhibits the accumulation of fats in body and maintain the cholesterol level in the blood.

2. Ayurvedic diet The use of oats, barley and pulses (moong and arhar) can be added to the diet which is helpful in the fat reduction. There are some routine herbs used like bitter gourd, amla and soye, which can be useful in the weight loss. They helps in removing excess fat from the body.

3. Use of fruits and vegetables The use of high fibre can also help in proper digestion of the food. Also it fill the stomach and delays the food craving. The fruits and vegetables are rich in fibers, vitamins, minerals and antioxidants, which improves the digestion of the body. The regular use of fruits and vegetables can prevent many health related problems.

4. Honey The use of honey (1 tsp) with lemon water (1 glass), early morning can also be an effective Ayurvedic remedy to lose weight. Also by the addition of black pepper (pinch of) into this lemon-honey water can be a best remedy to lose weight, if taken with empty stomach.

To deal with the problem of obesity the weight loss herbal remedies explained above can be very useful. These can be useful for the person to stay healthy and fit. Their main aim is to maintain the hormonal level, blood sugar, blood pressure and cures many other health problems. The various formulations are available in the market used for the weight loss containing different herbs. Some formulations are Stholyantak churna, Garcinia capsule, Guggul capsule, Arjuna capsules, Detox tea, Trim support formula and Shilajit are available in the market to fight against the excessive weight gain, which can show best results for achieve weight loss.

fonte articolo: http://www.selfgrowth.com/articles

CIBO BUONO O CIBO SANO?
LA VIA DELL’AYURVEDA NELL’ALIMENTAZIONE
Ayurveda nell'alimentazione

Autore: Dott. Stefano Gargano

PRIMA PARTE


Negli ultimi 40 anni si è sviluppata in modo crescente e diffuso una cultura nuova, basata su una visione differente del corpo umano. Concetti come benessere, nutrizione, alimentazione sono entrati nel lessico quotidiano, assumendo valenze sempre più rilevanti nella vita delle persone.

Il mondo della ricerca, scientifica e industriale, ha incrementato in modo esponenziale gli sforzi per definire il campo di azione degli interventi nella vita delle persone. Corollario di questo movimento scientifico-commerciale è stata la proliferazione di diete e stili alimentari prodotti da “Maître à penser” che più su basi filosofiche-antropologiche che scientifiche hanno densificato il numero dei settimanali nelle edicole e di libri sugli scaffali delle librerie.

Prima di intraprendere qualunque ragionamento su un tema così; spinoso, è opportuno chiarire alcuni concetti, non per esercizio di forma ma per la necessità di definire gli approcci culturali profondamente differenti all’universo “cibo”.

L’alimentazione consiste nell’assunzione da parte di un organismo, degli alimenti indispensabili al suo metabolismo e alle sue funzioni vitali quotidiane e prende in considerazione tutte le trasformazioni fisiche, chimiche e fisico-chimiche che i nutrienti assunti subiscono.

La nutrizione comprende l’insieme dei processi biologici che consentono, o che condizionano, la sopravvivenza, la crescita, lo sviluppo e l’integrità di un organismo vivente.

La dieta, è l’insieme degli alimenti che gli animali e esseri umani assumono abitualmente per la loro nutrizione, ovvero lo spettro alimentare.

Esistono diversi aspetti in comune e differenti nelle tre definizioni. Tale motivo cagiona frequenti fraintendimenti nei diversi campi di analisi , spesso riducendoli impropriamente a sinonimi.

Il ragionamento parte dalle osservazioni quotidiane di un medico specialista che frequentemente si trova di fronte a pazienti con richieste di varia natura riguardo al tipo di alimenti da assumere.

La confusione che si coglie nelle richieste ricade in modo diretto ed amplificato nella definizione degli obiettivi delle persone. Fondamentale diventa cercare di comprendere perchè.

Innanzitutto il rapporto col cibo è cambiato, passando da “costitutivo” a “gestionale”.

Il rapporto costitutivo sottende un significato di imprescindibile alleanza tra corpo e nutrimento, identificando in quest’ultimo la risorsa per sostentamento e quindi mantenimento dello stato di salute. Però decenni di “medicalizzazione del cibo” lo hanno trasformato in una criticità da gestire più che di una risorsa da utilizzare. Il cibo si è atomizzato in pletore di sottoclassificazioni che declinano benefici e problemi a seconda di una situazione contingente. Si è, in ultima analisi, delineato il solco tra ciò che è buono e ciò che fa bene. Ogni tentativo di soluzione a tale manicheismo viene tacciato di sincretismo dannoso per la salute.

L’equivoco è sostenuto anche da una visione anatomo-fisiologica della biomedicina ancora molto compartimentata nella definizione dei singoli apparati e tessuti.

L’apparato digerente è un sistema complesso costituito da diversi organi che concorrono alla processazione degli alimenti ingeriti, all’ assorbimento delle componenti nutritive e all’espulsione delle parti non utilizzabili. La direzionalità del processo è fondamentale per il corretto svolgimento delle funzioni e si realizza secondo uno schema lineare temporale. Ciò è garantito però da una complessa rete multidirezionale spaziale e temporale di messaggi endocrini che controllano e regolano le differenti fasi della digestione.

Direzione, capacità digestiva e stabilità del sistema divengono così i tre fattori determinanti la riuscita del processo. Ma è il timing delle fasi che condiziona il buon esito finale. Un aumento o diminuzione del tempo di stazionamento e transito del bolo alimentare comporta un’alterazione della corretta processazione, della direzionalità e sul lungo termine dell’integrità strutturale. Fortunatamente gli eventi biologici nel nostro corpo riconoscono solo a livello biochimico specifico il fenomeno del tutto o niente, ma essi contribuiscono ad un sistema globale che si mantiene integro grazie ad un “margine di tolleranza” entro il quale vengono neutralizzate le alterazioni metaboliche in eccesso o difetto.

SECONDA PARTE


La medicina Ayurvedica descrive questi principi della Biomedicina in modo puntuale. Nel nostro corpo esistono tre principi che caratterizzano ogni processo, definiti Dosha.

Vata rappresenta il movimento e la direzionalità di un fenomeno. Pitta si traduce nella trasformazione che coinvolge ogni processo nel nostro organismo. Kapha è la stabilità garantita dell’integrità strutturale, attraverso il nutrimento dei tessuti ed i sistemi di compenso fisiologici.

I Dosha definiscono funzionalmente le peculiarità dei processi, soprattutto nelle manifestazioni cliniche delle alterazioni, differenti da persona a persona in base alla propria costituzione di base. Oltre ad essi partecipano al mantenimento dello stato di salute altri importanti fattori.

Kala è il timing che regola il corretto svolgimento dei processi. Ojas garantisce il globale stato di salute attraverso il mantenimento di una soglia di tolleranza di ogni processo biologico anche attraverso il complesso sistema dei tamponi fisiologici.

Agni ricopre il ruolo centrale nella digestione. Esso è il “fuoco” digestivo, la capacità di trasformazione globale del nostro organismo. A livello gastrico viene definito jatharagni ed è fondamentale mantenerlo integro in potenza ed efficacia affinché anche tutto il metabolismo a livello tissutale sia corretto. Un’alterazione a livello gastrico di Agni, per ridotta capacità digestiva o per aumento della velocità di transito o lesione tissutale, non permette al cibo di essere processato adeguatamente con due conseguenze.

La prima è che i nutrienti non potranno essere assorbiti in modo corretto e si perderanno nel fisiologico percorso di eliminazione. La seconda, più grave, sarà che sostanze destinate ad una trasformazione ed espulsione seguiranno il percorso di assorbimento senza però essere processate in modo adeguato a livello dei diversi tessuti periferici. Sul lungo termine si accumuleranno e contribuiranno ad un aggravamento delle alterazioni metaboliche tissutali con una progressiva diminuzione della soglia di tolleranza fisiologica, oltre la quale si manifesterà la malattia d’organo. La sostanza in accumulo è così definita Ama, che letteralmente infatti significa “non cotto,non digerito”. In ultima analisi quindi si supera la gabbia classificativa degli alimenti “sani e non” in assoluto, privilegiando la contestualizzazione all’interno della persona.

Un alimento è “sano o buono” non per la persona ma nella persona: ciò dipende dalle capacità digestive e di assorbimento operative in un specifico contesto metabolico. La Medicina Ayurvedica è un sistema medico complesso che concilia in modo armonico tutti i fattori sopraelencati. La sua azione si sviluppa in tre “Macroaree” di competenza che si intersecano ed integrano con soluzione di continuità nella vita delle persone.

Vihara. Le abitudini di vita. Vengono definite le cosiddette Dinacharya (regole quotidiane) e Rutucharya (regole stagionali) da seguire per mantenere integro il “Sistema Salute” Ahara. L’alimentazione. Gli alimenti sono studiati a fondo, definiti per le loro specificità di azione sui dosha e quindi sulle diverse costituzioni. Aushadi. La terapia. Qui si vengono comprese i presidi fitoterapeutici, le terapie fisiche e manuali, tutte utili per correggere e curare i disturbi.

L’Ayurveda interpreta quindi il corpo umano in modo “etico”. Propone, cioè, non modelli comportamentali “adattativi” all’ambiente circostante, ma norme precise che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propia “swastha” (salute) nel rispetto del contesto in cui vive.

La componente normativa quindi concorre in ultima analisi alla realizzazione del fine ultimo dell’Ayurveda: la consapevolezza della longevità.

INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA INDOVEDICA
significato essenziale delle Case

Autore: Daniela Scuderi

La plurimillenaria cultura dell’India è fondata sui Veda e costituisce la conoscenza più antica che l’umanità conosca, una conoscenza che però ha mantenuto intatti nel tempo pregio e freschezza, tanto da essere ancora oggi di straordinaria attualità, in grado di veicolare valori e modelli di comportamento da applicare con successo nella vita individuale e sociale.

I Veda non sono soltanto testi religiosi ma anche vasti insiemi di simboli, dottrine e suggestioni esistenziali che si inseriscono ai vertici della storia del pensiero antico e moderno. Nel passato la Psicologia è stata messa a fuoco, all’Est come all’Ovest, prevalentemente dai filosofi. La Psicologia occidentale è un prodotto della Filosofia e della scienza occidentali, mentre la Psicologia indiana deriva dalla Filosofia e dall’esperienza introspettiva indiana.

Oggetto di studio della Psicologia indovedica è la reale identità del sé, la pura coscienza, principale attributo di ogni forma di vita e fine di ogni espressione di pensiero.

La psicologia indovedica si fonda sullo studio sistematico della Scuola Yoga di Patanjali. La dottrina di quest’ultima è contenuta nella celeberrima opera Yogasutra, un’antica quanto famosa raccolta di aforismi sullo Yoga, che probabilmente costituisce il più antico trattato scientifico di Psicologia.

Lo Yoga fornisce strumenti di vario ordine e grado per favorire l’evoluzione psichica e spirituale, per rendere l’intelletto capace di afferrare concetti, forme ed emozioni, altrimenti inaccessibili. Tra le pratiche più importanti e conclusive per la rielaborazione e la sublimazione dei contenuti mentali vengono descritte quelle di concentrazione (dharana) e di meditazione (dhyana) che, se correttamente eseguite, portano alla percezione diretta della realtà, sia fisica che metafisica (samadhi).

Tra le varie forme meditative suggerite dai rishi, i saggi-veggenti, cantori della rivelazione vedica e messaggeri del Divino, il devoto abbandono a Dio (Ishvara-pranidhana) appare come la predisposizione interiore ideale per il raggiungimento del più alto successo nello Yoga. Un altro testo di fondamentale importanza nella trazione indovedica è la Bhagavad-gita (canto del glorioso Signore) dove l’insegnamento conclusivo è la bhakti, la strada che può condurre ogni individuo alla riscoperta dell’eterna relazione d’amore che lo unisce all’Essere supremo; una via che passa per la completa reintegrazione della persona nell’ordine socio-cosmico, grazie alla quale essa può conseguire tutti i propri fini terreni e nel contempo riscoprire la propria natura divina.

La Bhagavad-gita suggerisce un’attitudine di grande equilibrio dinamico tra i contrari, azione e non-azione, ottenuto grazie ad una conoscenza di ordine superiore che consente all’individuo di realizzare un alto senso del proprio dovere contingente in uno spirito di rinuncia all’effimero; un’attitudine distante tanto da un’adesione acritica all’immanenza quanto da una fuga verso una trascendenza astratta, negatrice dei valori terreni e dispregiatrice della materia. La Bhagavad-gita esorta infatti ad un agire pieno ma distaccato, efficace ma non mosso da volontà di possesso e di potere, religiosamente offerto con gioiosa devozione come sacrificio a Dio.



Il significato essenziale delle Case
significato essenziale delle Case

Autore: Patrizia Zapparoli

Le Case – I dodici segni nel cielo

Lo Zodiaco, è come una fascia immaginaria di 360° che circonda la terra, divisa in 12 parti di 30 gradi ciascuna, ognuno di questi settori corrisponde a una casa.

Nel sistema vedico la posizione di ogni casa è fissa rispetto alla terra equivale a un segno. Le case (“bhavas” in sanscrito), sono le residenze astrologiche dei pianeti, ovvero la posizione nel cielo dove i pianeti risiedono.

La 1°casa (nella figura), si trova sull’orizzonte orientale, il resto delle case seguono in senso antiorario. La nostra prima casa corrisponde al nostro “ascendente”, perché proprio come il sole sorge a est all’orizzonte, così fanno tutti i pianeti e i segni, seguendo il loro percorso nel cielo lungo la fascia dello zodiaco. Ogni casa rappresenta un diverso settore di attività della nostra vita, e quando un pianeta si colloca in una casa vi porterà tutte le sue qualità e la sua energia.

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Le case rispetto al Sole

Quando il nuovo giorno nasce, il Sole sorge ad est ed entra nella prima casa, la prima casa rappresenta quindi l’inizio della vita, il se, il corpo e i tratti del carattere. È il fondamento della nostra vita e da il tono a tutta la carta astrale.

Il Sole continua ad alzarsi nel cielo attraversando la 12° e la 11° casa, quando raggiunge il suo apice, lo Zenith, entra nella decima casa. E’ mezzogiorno, siamo attivi nel lavoro e nelle nostre faccende quotidiane, ci operiamo per raggiungere i nostri obbiettivi. La decima casa rappresenta la carriera, la vita pubblica e i riconoscimenti che otteniamo.

Dopo le 12, il Sole comincia a calare, attraversa la 9° e la 8° casa e quando tramonta entra nella 7°, la nostra giornata lavorativa è finita e noi possiamo dedicare del tempo agli amici e alla famiglia. Il tramonto è universalmente considerato il momento più romantico da passare in compagnia del partner.

La settima casa è una casa sociale, rappresenta in particolare il matrimonio e le relazioni significative. Il Sole continua il suo percorso attraverso la 6° e la 5° casa, a mezzanotte raggiunge il Nadir ed entra in quarta casa. La maggior parte delle persone dorme o si appresta a dormire, la notte è un momento di intimità, di solito siamo più riflessivi e connessi ai nostri sentimenti. La quarta casa rappresenta la casa, la vita domestica, la famiglia, le emozioni e la mente (non l’intelletto).

I nostri pianeti rispetto all’orizzonte

Diamo un’occhiata alla nostra carta natale, osserviamo la distribuzione dei nostri pianeti rispetto all’orizzonte, avremo un’idea di massima del nostro orientamento generale nella vita.

Tutti o la maggior parte dei pianeti sopra l’orizzonte (1)-12-11-10-9-8-(7)

Se tutti i pianeti o la maggior parte dei pianeti sono nella parte visibile della carta natale, la persona sarà estroversa, avrà una natura politica, materialistica, sarà talvolta superficiale, tenderà a identificarsi principalmente con sua vita sociale, per lei sarà difficile mantenere un segreto o non essere influenzata dagli altri, sarà attiva nella società, sarà oggettiva e farà affidamento sulla sua mente cosciente. Anche se il suo segno natale potrebbe essere più intimista tenderà comunque a lasciarsi coinvolgere dal suo contesto sociale.

Tutti o la maggior parte dei pianeti sotto l’orizzonte (1)- 2-3-4-5-6-(7)

Se tutti i pianeti o la maggior parte dei pianeti sono nella parte non visibile della carta natale, denotano una natura più introversa e introspettiva, la persona tenderà a non rivelare le sue vere motivazioni o sentimenti, avrà dei segreti, e sarà difficile da capire, avrà un punto di vista soggettivo e farà affidamento sulla mente subconscia. Potrà avere successo, ma lavorando dietro le quinte o influenzando altre persone.

Tutti o la maggior parte dei pianeti ad est (4)-3-2-1-12-11-(10)

Se tutti i pianeti o la maggior parte dei pianeti sono nella parte orientale della carta natale, la persona mostra una natura motivata, individualista, egoista, autoreferente. La persona avrà coscienza di se, sarà assertiva nei suoi bisogno, parlerà molto di se stessa, sarà impulsiva nel comportamento, le sue relazioni potranno essere difficoltose.

Tutti o la maggior parte dei pianeti ad ovest (4)-5-6-7-8-9-(10)

Se tutti i pianeti o la maggior parte dei pianeti sono nella parte occidentale della carta natale, la persona mostra una natura orientata alle relazioni, sarà recettiva ai bisogni degli altri, baserà la sua identità e la sua personale autostima in base alle persone che frequenta, ma nonostante fatichi a stare da sola, potrà essere aggressiva nelle relazioni.

Ayurvedic perspectives in treating Burnout-Syndrom
Burnout-Syndrom

Autore: Dr.essa Harsha Gramminger

Burnout mainly means a physical, psychological and emotional exhaustion, which aggravates gradually over months and years. The persons concerned are not able anymore to comply with their professional requirements, although these did not increase.

From an Ayurvedic perspective body, mind and soul are totally out of balance in this situation. The aggravated person makes too high demands on her- / himself, does not find the inner stabilization point and still tries, although the forces are already reduced, to fulfill all external duties. But, by trying to find the lost inner balance in the outer world, the affected parties veer more and more fatally away from their inner self.

Following the utmost important rules of the hereditary constitutions in Ayurveda, the Vata-types will show symptoms related to the imbalance of the air element, such as anxiety, over – excitement, shakiness, arrhythmia, breathlessness, dyspepsia, insomnia and many others. This person will feel no hunger and therefore eat very little, lose weight and – based on the inner anxiety – end up more and more in the social withdrawal. Furthermore exhaustion symptoms will grow due to unsteady eating and missing sleep.

The Pitta-types is dominated by the fire element. This leads to rising of the „outer operating“, Pitta tends to create a steadily growing workload, because it has a very exagerated self – demand. Until, suddenly, nothing seems to work anymore, he practically burns out from the inside. Pitta symptoms are mainly accompanied by hot tempered break –outs, heartburn, eczema, insomnia, excessive appetite, hate, rage and jealousy.

The normally sedate and quiet Kapha–types will react with some kind of lethargy under professional stress and excessive demands. He easily but steadily gains weight because of his increased water element. Depression, a feeling of worthlessness, sadness and motionlessness are Kapha reactions to burn out syndrom. The energy to get active seems to be totally missing here.

In Ayurveda the definition of the individual constitution (using pulse- and tongue diagnosis) and an elaborated anamnesis is as important as the actual condition of the patient. Only like this a specific and individual therapy plan can be generated. For this medical approach Ayurveda highly recommends a diagnosis by correspondently trained physicians. If burn out is really the case a stationary stay in an Ayurveda clinic in conjunction with a Panchakarma cure (ayurvedic cleaning cure) is very advisable and helping as well. During this cure, the patients will be led back slowly to their real inner self by applying constitutionally correct food, massages, yoga and meditation in silence, supported by several herbal formulations. Helpful and healing preparations for burnout might be Ashwagndha, Brahmi, Shankhapushpi, Valeriana and many more. Little by little the patient will find back to his inner balance and his inner self.

These cures, of course, require a very close, patient – oriented attendance by a physician, who is preferably fully – fledged in psychotherapy as well. It is important, that the aggravated persons really take a leave of absence to give himself and his soul the space to recover. Additionally patients should be taught during this period, to follow their natural balance and to therefore get back in their personal equilibrium.

Approccio Ayurvedico alla Fibromialgia.
Fibromialgia

Autore: Dott. Stefano Gargano

La fibromialgia è una sindrome complessa, caratterizzata dalla disfunzione dei circuiti preposti alla percezione, trasmissione e processazione delle afferenze nocicettive, con prevalente estrinsecazione del dolore a livello dell’apparato muscoloscheletrico. Sono presenti molteplici sintomi di accompagnamento (ansia-depressione, fatica muscolare, alterazione del ritmo sonno veglia, disturbi cognitivi della memoria, sindrome del colon irritabile, disautonomie) comuni ad altre sindromi da sensibilizzazione centrale.

La valutazione strumentale dolorimetrica ha messo in evidenza anomalie qualitative e quantitative del dolore.

Stimoli dolorosi prolungati o lesioni cerebrali causano uno stato di ipereccitabilità neuronale nel midollo e nell’encefalo ed una sensibilizzazione fondamentale per mantenimento del dolore cronico.

Le indagini condotte attraverso la SPECT hanno dimostrato una riduzione del flusso sanguigno a livello del talamo e del nucleo caudato, implicati nell’integrazione dei segnali dolorosi.

Le analisi chimiche del liquido cefalorachidiano evidenziano un elevato tasso di Sostanza P mentre la serotonina e mediatori sono diminuiti.

I test di inibizione con ketamina dimostrano che l’attivazione dei recettori NMDA è all’origine dell’allodinia.

Esiste una correlazione positiva tra dolore, affaticamento precoce, depressione e compromissione funzionale.

Una correlazione negativa è emersa con i valori sierici di monocyte chemotactic protein (MCP)-1 (r= -.30) ed IL-1β (r = -.29).

La severità del quadro algico è in relazione diretta con il macrophage inflammatory protein (MIP)-1β (r = .29); la compromissione funzionale da dolore ha una rapporto inversamente proporzionale ai livelli di IL-1β (r = -.30).

La sindrome da affaticamento è correlata negativamente a IL-1β (r = -.32), IL-10 (r = -.31), ed il granulocyte colony-stimulating factor (G-CSF; r = -.31).

I sintomi depressivi presentano una relazione direttamente proporzionale alla PCR (r = .31), i cui livelli elevati riscontrabili in genere suggeriscono un quadro di infiammazione generalizzata.

Anomalie genetiche del promotore del gene per il trasportatore della serotonina ed è inoltre emersa una componente genetica legata ad un alterazione a livello del cromosoma 17p11.2-q11.2.

Dal punto di vista epidemiologico il sesso femminile è nettamente più colpito (5/9:1), 75% nel range 25-55 anni, con una prevalenza globale dell’1-2%.

È stato messo in evidenza che la ricchezza e gravità dei sintomi è inversamente proporzionale al grado di istruzione dei pazienti.

I criteri riconosciuti per la diagnosi di fibromialgia sono quelli stabiliti dall’American College of Rheumatology (ACR), integrati dopo una recente revisione da un indice di dolore diffuso [WPI-Widespread Pain Index] e da una scala sulla gravità dei sintomi [SS-Symptoms Severity].

  • 1. I sintomi devono esser presenti da almeno 3 mesi ed il paziente non deve presentare disturbi che possano giustificare il dolore.
  • 2. Positività di almeno 11 tra 19 tender points specifici. Il punteggio dell’indice di dolore diffuso [WPI] viene determinato contando il numero delle aree del corpo dove il paziente ha sentito dolore nella settimana precedente.
  • 3. Negatività di esami di laboratorio e strumentali.
  • 4. Il punteggio della gravità dei sintomi [SS] viene determinato valutando in una scala da 0 a 3, dove 3 è la peggiore, la gravità di tre sintomi comuni ansia-depressione, fatica muscolare, alterazione del ritmo sonno veglia, disturbi cognitivi della memoria, sindrome del colon irritabile, disautonomie.

La patogenesi della fibromialgia secondo la medicina ayurvedica identifica 3 fasi successive:

Prima fase: squilibrio del dosha Vata e dei suoi subdosha Prana,Vyana, Samana, Apana. In questo stadio della sindrome si apprezza una prevalenza della deflessione del tono dell’umore in senso depressivo, iperalgesia, disturbi sensitivi ingravescenti, irregolarità dell’alvo, tutti segni di uno squilibrio del dosha Vata.

Seconda fase: squilibrio del dosha Pitta e del subdosha Sadhaka. Si osserva l’evoluzione delle alterazioni dell’umore in senso ansioso, dell’allodinia, dell’affaticamento precoce, della perdita progressiva dello “schema corporeo” centrale.

Terza fase: squilibrio del dosha Kapha e dei subdosha, Sleshaka – Avalambakha. Essa è caratterizzata dal consolidamento del quadro clinico generale, rigidità multi segmentaria, alterazione morfologica del tegumento.

Dal punto di vista del coinvolgimento dei tessuti (dathu), la malattia, sostenuta inizialmente da Vata, mostra un aggravamento progressivo di del tessuto nervoso (Majja), del tessuto muscolare (Mamsa) e dei rispettivi apparati (majjavaha srotas – mamasavaha srotas).

In questo caso l’ayurveda propone un approccio terapeutico integrato: la terapia (fitoterapia, terapie fisica e manuale – aushadi), le regole ed abitudini della vita quotidiana (vihara) e l’alimentazione (ahara). Lo scopo è riequilibrare sia i dosha che i tessuti che presentano uno squilibrio ingravescente.

Per lo squilibrio di Vata (disturbo depressivo e deflessione dell’umore) si utilizzano : Ashvagandha (Vitania Somnifera), Brahmi (Centella Asiatica), Jatamamsi (Nardostachys Jatamamsi), Shankhapushpa (Pimpinella Anisum).

Per i disturbi di Mamsa Vaha Srota prevede, Shatavari (Asparagus Racemosus), Kaishore guggulu (composto).

Il trattamento della neuropatia, disturbo a carico di Majja Vaha Srota, richiede Yogaraja Guggulu (composto).

Centrale è l’utilizzo delle terapie manuale e fisica. Anche il letteratura è possibile identificare risultati positivi dell’impiego del massaggio ayurvedico (Abhyanga) sui disturbi legati allo stress (“Pilot study investigating the effects of Ayurvedic Abhyanga massage on subjective stress experience”. Basler AJ. J Altern Complement Med. 2011 May;17(5):435-40. doi: 10.1089/acm.2010.0281. Epub 2011 May 13). I protocolli prevedono sedute bisettimanali di massaggi abyahangha (massaggio con olio di sesamo su tutto il corpo), per il rilassamento neuromuscolare. Il trattamento manuale viene intercalato da terapie con calore ( pinda sweda) utilizzando i pinda (tamponi caldi medicati usati per il rilassamento delle fasce muscolari). La terapia di massaggio comprende il trattamento dei punti marma. Si tratta di punti localizzati sulla superficie del corpo. L’Ayurveda identifica 107 punti principali, attraverso cui è possibile interagire con prāna. Il termine significa letteralmente “punti energetici vitali vulnerabili” e la radice della parola deriva dalla radice ṃr che significa uccidere. Sono definiti anche come aree di “passaggio” tra due dhatu. L’impiego a scopo medicale si sviluppò nelle scuole di Kalaripayattu, l’antica arte marziale indiana, dove si studiavano i punti marma per potenziare l’effetto dei colpi sugli avversari e per la cura delle ferite subite. E’ possibile utilizzare tali punti per la diagnosi, per la prevenzione della malattia e a scopo terapeutico. Sono particolarmente utili per bilanciare i dosha, i dhātu e gli srotā. Nella fibromialgia saranno trattati principalmente quelli legati al tessuto muscolare (Māmsa Dathu), ai legamenti (Snāyu) ed alle articolazioni (Sandhi). Sia per il trattamento dei marma che nei diversi tipi di massaggi, saranno utilizzati oli anti Vata e anti Kapha : calamo, eucalipto, zenzero, mustā (Cyperus Rotondus), jātīphalā (Myristica Fragrans), patchouli, pino silvestre, nāgakeshara (Mesua Ferrea), jatamāmsi(Nardostachys Jatamamsi), the, Nirgundī (Vitex Negundo).

Centrali nella gestione del paziente con fibromialgia sono l’alimentazione e le abitudini di vita.

La dieta dosha-specifica permette di porre le basi per il riequilibrio terapeutico.Essa si basa sugli attributi dei tre dosha (atmārupa) e identifica un regime alimentare che non vada ad aggravarli ulteriormente. Ad esempio per i problemi legati all’aggravamento di Vāta si consiglia di evitare alimenti con caratteristiche di secchezza, leggerezza, freddi, sapore astringente. Con le medesime modalità saranno date indicazioni per adottare consone abitudini di vita quotidiane (dinācharyā) e stagionali (rutucharyā).

Astrologia Vedica, la luce sul nostro Dharma.
Jyotish

Autore: Patrizia Zapparoli

L’astrologia vedica è una scienza spirituale, studiare l’astrologia è quindi una esperienza spirituale. Conoscere il nostro tema natale significa fondamentalmente capire come l’energia dei pianeti influenzi la nostra vita.

L’energia dell’universo è presente sulla terra, e in ogni momento ci sta parlando attraverso i suoi pianeti che, con il loro continuo ed eterno movimento influenzano sia la nostra vita, sia la nostra mente. L’astrologia vedica è chiamata Jyotish, “scienza della luce”, è una delle sei discipline del Vedanga, ha quindi origini antichissime ed è praticata in India da migliaia di anni.

Lo Jyotish è strettamente collegato alla legge del Karma, che presuppone il ciclo delle rinascite. L’astrologia rivela allora quali sono i risultati delle azioni che non ricordiamo perché commesse in vite precedenti. Rivelandoci il nostro karma passato, ci indica anche la via per superare i nostri modelli karmici.Nasciamo nell’ora e nel luogo in cui i raggi celesti si trovano in matematica armonia con il nostro karma individuale. Il nostro tema natale infatti non è altro che la riproduzione bidimensionale del cielo al momento della nostra nascita, e ci rivela, citando Sir Paramhansa Yogananda, il nostro “inalterabile passato e i suoi probabili risultati futuri”

Secondo i Veda ognuno nasce con il proprio Dharma (vocazione personale), ma la strada da seguire non è uguale per tutti e la nostra carta natale è uno strumento per indicarcelo. Nella carta natale, come nell’oroscopo occidentale, consideriamo i 12 segni, le 12 case e i pianeti che le governano.

I segni sono le dodici costellazioni che circondano la terra. La cintura dello zodiaco è divisa in dodici parti uguali di 30° cadauna che rappresentano i dodici segni zodiacali, ogni 24 ore, ogni segno completa la sua rotazione attraverso le 12 case. Mentre i segni ruotano costantemente, la posizione delle case nel cielo è fissa.

I pianeti, che con la loro energia sono i principali fattori di influenza, hanno velocità di transito differenti, la luna e la più veloce e impiega circa 2 giorni e mezzo per percorrere un segno mentre Saturno è il pianeta più lento e impiega circa 2 anni, 2 anni e mezzo.

L’oroscopo vedico ha molto in comune con l’oroscopo occidentale ma anche molte differenze: per esempio i Segni Zodiacali non coincidono.

Quello che di solito stupisce di più gli occidentali è di non appartenere allo stesso segno nei due oroscopi. Questo perché i due oroscopi usano zodiaci differenti. L’astrologia occidentale usa lo Zodiaco Tropicale cioè prende come riferimento le stagioni e l’equinozio di primavera, definendo il grado 0 nell’Ariete. Ma a causa della precessione degli equinozi i Segni dello Zodiaco Tropicale non corrispondono più alle originali Costellazioni.

L’Astrologia Vedica utilizza lo Zodiaco Siderale prendendo come riferimento non una volta del cielo immaginaria ma le stelle esattamente come sono posizionate nel cielo, la sua base è astronomica. In pratica cosa cambia? Lo sfasamento tra i due sistemi è di quasi un segno ed è per questo motivo che spesso facendo la lettura della Carta Siderale scopriamo che apparteniamo ad un’altra Costellazione…

In realtà non è così importante, perché la carta natale vedica non si basa tanto sul segno natale quanto sul nostro ascendente.

Jyotish, Yoga e Ayurveda sono tre scienze sorelle che ci rendono più consapevoli delle nostre innate e uniche caratteristiche e a funzionare in armonia con le realtà universali.

Quando diveniamo consapevoli delle forze cosmiche che operano attraverso i pianeti, oltrepassiamo il loro dominio”. (David Frawley).


HEALTHY DIGESTION – HEALTHY BODY!

According to Ayurveda, the traditional medicine of India, the digestive system is the physical root of most diseases in the body. In other words, as disease develops, its early signs are often seen as digestive problems. Gas, constipation, diarrhea, indigestion and bloating are all considered to be warning signs of future problems that are more serious. If the digestive system is properly cared for many diseases can be averted and diseases that are present have a better chance of healing.

Ayurveda places a lot of emphasis of the care of the digestive system. In doing so, Ayurveda addresses not only what food is best for an individual but how food is eaten and how it is combined. If proper food is taken and it is taken in the proper manner most digestive problems go away. For those that do not, Ayurveda utilizes herbs to normalize the function of the digestive system. How do you know if you have digestive problems that may cause future challenges? Most of the signs are obvious. If you have gas, bloating, constipation, diarrhea or cramping you have mild but important signs of imbalance.

If you have been diagnosed with irritable bowel syndrome, ulcers, ulcerative colitis, diverticulitis or GIRD (gastrointestinal reflux disorder), your challenges are more serious but can still be helped. The knowledge of Ayurveda is important to the correction all digestive imbalances. Proper digestion begins not with what you eat but how you eat! Here are five simple but important guidelines to assure that your digestion is optimal.

1. Begin meals with a moment of relaxation or grace: When the body is relaxed and focused on the food, digestive enzyme secretion is maximized.

2. Eat in a calm environment: When the mind is involved in drama and emotion, digestion is disturbed. Turn off the TV, don’t discuss intense issues at the dinner table and avoid eating while driving in the car.

3. Chew your food well: Digestion begins with chewing. Proper chewing allows enzymes in the saliva to begin the digestive process. Food should be chewed until it is an even consistency.

4. Eat until you are satisfied, not till you are full: Overeating is one of the major causes of digestive upset and subsequent disease in Western countries. The surest way to extend life for most people is to eat less! It is important to learn the difference between genuine hunger and the desire for pleasure through taste.

5. Rest before going on to the next activity: For optimal digestion, it is important to rest after eating. Failure to rest means that the body’s physiology will switch away from digestion and toward the activity of the muscles of the body. This leaves poorly digested food in the digestive system.

It is best to wait at least 20 minutes before going on to the next activity. Simply eating food properly will alleviate a lot of chronic digestive problems there by preventing more serious disease. When this is combined with a healthy diet, the effect is even more dramatic and almost all digestive problems disappear. Ayurveda teaches that the best diet is the one that is proper for a person’s constitution, or unique balance of body energies. People with a more vata nature or those who suffer from constipation and gas tend to need more cooked foods taken with some oil and spices, including salt.

It may come as a surprise to find that raw salads can cause more gas. Those with a more pitta nature or those who suffer from burning indigestion and loose stools need to eat more raw foods and take food that is less spicy and less oily. Deep fried foods are the worst food for people with pitta imbalances. Those with a kapha nature or those who tend to feel heavy and sluggish and sometimes get nauseous after eating require food that is dry, light and spicy. People with a kapha nature thrive as vegetarians. What food should you eat? Ayurveda teaches that everyone is a unique individual.

Nothing is right for everyone but everything is right for someone. Ayurveda is a path of finding out what is right for you. For the best personalized dietary plan, consult a Clinical Ayurvedic Specialist. In addition to supporting dietary and lifestyle changes, your Clinical Ayurvedic Specialist may design individualized herbal formulas to give your digestive system and the rest of your body its best chance of getting well.

fonte articolo: www.ayurvedacollege.com/articles/drhalpern/HealthyDigestion
TULSI
tulsi

Author: Dr. Vikram Chauhan

Tulsi (Basil) is one of the most popular herbs used in India for medicinal purpose. The leaves of basil have astringent taste. The leaves, flowers and roots are used for medicinal purposes. Ancient Ayurveda doctors had recognised the miraculous benefits of Tulsi hence started considering it sacred so that it can be preserved for eternity. It is found everywhere in India almost every house has a Tulsi plant in their front garden for worshiping. It has antioxidant, antiviral, antimicrobial and antibacterial properties. Regular use of Tulsi in one or the other form will help to avoid and combat many common ailments and also some major diseases. It can also be served as a hot/cold refreshing drink to relieve stress and fatigue.

Two types of Tulsi mainly used in Ayurveda

1. Shayam/Krishna Tulsi- Dark Green in colour

2. Rama Tulsi- Light Green in colour


Health Benefits of Tulsi

1. Respiratory Discomfort:

It helps to relieve congestion in respiratory tract. It can be taken for sore throat and cough. It should be consumed daily by asthmatic patients. It has shown lot of relieve for minor as well as major respiratory problems. Chewing Tulsi suppresses the urge to smoke hence helps to quit smoking.

2. Skin & Hair:

It purifies blood this gives a glow to the skin. It helps to relieve from problems like acne and pimples. It can also help to relieve insect bites. Applying and consuming Tulsi will protect hair from various common problems like hair fall, dandruff and infections.

3. Heart Problems:

It controls level of cholesterol in blood hence useful in combating with various heart problems.

4. Aging:

It also protects from harmful effects of free radicals, this slows down the process of aging.

5. Diabetes:

Consuming Tulsi on regular basis by a diabetic patient will help to control sugar levels of blood.

6. Stress Reliever:

It helps in combating stress and other problems related to stress.

7. Kidney Stones:

It has detoxifying properties and can aid in removing stones through urinary tract. It also prevents from further stone formation.

8. Fever caused due to viral, Malaria, dengue fever etc:

It should be used as a supplementary medicine for high fevers. It will also provide strength to body to fight these diseases.

9. Miracle Medicine for Children:

Giving harmful medicines to children will affect their growth hence Basil juice should be used for common problems like cough, cold, gas, vomiting and diarrhea as a first aid. It also control growth of stomach worms.

10. Dental Problems:

Tulsi mixed with salt and mustard oil should be applied to teeth and gums.

Various ways to include Tulsi in daily diet are

  • Early in the morning eating 5-7 crushed fresh leaves of Tulsi empty stomach.
  • Crushed dry/fresh leaves of Basil can be added to daily cup of tea.
  • It can also give mouth watering flavours to various dishes.
  • Tulsi juice mixed with lemon and applied to skin gives tremendous benefit from bacterial infections and allergies.
  • Taking 1 or 2 capsules daily of good quality Tulsi.

It grows best in hot and dry environment but that does not deprive one from the benefits. Tulsi capsule preserves all the benefits of fresh Tulsi can be consumed by people living in an area where growing Tulsi is not possible or by someone with a busy schedule. Consuming Tulsi has no side effects and can be taken by infants and elderly without fear.

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